giovedì 17 novembre 2011


Numerocrazia.

E qualcuno si chiederà cos'è… E' il governo dei numeri, o meglio il governo da parte dei numeri. Già perché è inutile che i filsofi e i poeti ci provino, l'essere umano è tale in quanto è un codice, non più in quanto vive. Già perché anche dopo morto l'essere umano lascia comunque traccia da qualche parte, che può essere tradotta in qualche numero condito da qualche lettera dell'alfabeto.

Ora passiamo dall'ironia alla pratica.
La prendo su lunga.

Partiamo dal presupposto che siamo 7 miliardi sulla terra e che siamo in crescita esponenziale. Cosa ci fanno 7 miliardi di persone sulla terra? Nessuno lo sa, però sappiamo di per certo che dobbiamo convivere, pena per il non raggiungimento questo obiettivo l'estinzione del mondo umano. Quindi partiamo da qui: dobbiamo vivere tutti insieme, dobbiamo non scannarci perché ognuno ha diritto a vivere senza invadere gli spazi altrui. Non chiuso dentro il suo spazio quindi, ma semplicemente senza invadere gli spazi altrui. E' da qui che si parte.

E' difficile dare una definizione di spazio, è una cosa difficilmente misurabile; gente che salta la coda, gente che provoca incidenti, gente che fa del danno o che provoca perdite finanziarie, sono tutti soggetti che invadono lo spazio altrui, ma l'interazione tra persone è inevitabile per essere una società, un incidente può essere anche fortuito, così come una perdita finanziaria è di difficile attribuzione soprattutto se è il mercato a provocarla.
Quindi proviamo a guardare la definizione di spazio da un altro punto di vista, non più individualmente, ma collettivamente. Guardiamo alle persone come società e non più come singoli individui e come singoli episodi, questa manovra permetterà di leggere delle medie, delle statistiche calcolandone anche gli errori o le imprecisioni.
Teoricamente questo processo è già cominciato. Quando si parla di economia o di welfare si usano medie e numeri collettivi. Il passo successivo è "il perfezionamento" che si deve ottenere da questo metodo. Cosa significa quest'ultima frase è presto detto: usare medie, percentuali e numeri collettivi è si molto realistico ma è altrettanto pericoloso, proprio perché si parla di quantità piuttosto elevate non è detto che se la media di un numero è alta questo rispecchi davvero la media del totale delle cifre prese a campione, il tutto può dare risultati si veri, ma che vanno presi con le pinze e che vanno interpretati in un certo modo e non con una semplice calcolatrice.
In pratica però i numeri, pur detenendo un controllo inflessibile sulla società contemporanea, sia in modo economico che in modo più sociale, non vengono in un qualche modo pubblicizzati alla massa; la gente sente parlare di numeri in ogni momento ma non sa che idea farsi di questi numeri, non sa se sono alti o bassi, non sa se una media è assoluta o relativa, non sa se alla fine una dato numerico incide in modo effettivo, o se per esempio è trascurabile anche se il valore è alto. L'esempio più da gossip che posso fare per spiegare tutto ciò è la sempreviva questione degli stipendi dei parlamentari, è vero che 20000 euro circa al mese è una cifra spropositata per gente senza scopo, ma è anche vero che se dimezzassimo loro lo stipendio verrebbero ricavati circa 10 milioni di euro, il bilancio dello stato è di circa 800 miliardi, si avrebbe un avanzo di ben 0,00125 %. Con quei soldi non ci fai nemmeno un pezzo di tangenziale per una città piccola.
Questo esempio tra l'altro introduce l'enorme problema che produce una numerocrazia: la distanza elevatissima che c'è tra essa e la società che le deve sottostare. Nessuno è in grado di capire e interpretare correttamente i numeri che ci vengono dati dalle istituzioni, numeri molto complessi e legati tra loro da relazioni mal spiegate o peggio ancora nascoste.
La società umana, in quanto società costretta o, perché no, adatta, a convivere tutta insieme deve sottostare, in quanto tale, alla numerocrazia, senza però essere ancora in grado di comprenderne in fondo l'essenza precisa ma allo stesso tempo estremamente realistica. Sono i principi da cui nasce questo nuovo argomento sono ignoti alla maggiorparte delle persone. Poi chiunque può prendere la calcolatrice e cominciare a fare calcoli, ma fare calcoli senza sapere il motivo che ci deve spingere a farli è inutile perché non indica strade da percorrere certe.

Prima di cominciare un'analisi un po' più seria però bisogna dare un paio di definizioni.